LIBRI/ Il giunco mormorante di Nina Berberova

Ognuno di noi ha la propria ‘no man’s land’  in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa  nulla (N. Berberova)

Ottanta pagine. Copertina rosa antico. Piccola Biblioteca Adelphi 249.  Questo libretto della Berberova se ne stava nascosto da qualche anno sotto una pila di libri letti e non letti.  E’ sbucato fuori l’altra sera, così per caso, all’improvviso, ed è stato il tempo dell’incontro.  Una lettura appassionata e contaminante, come non può essere diversamente la scrittura di  Nina Berberova. Narratrice, saggista e poeta russa, di cui consiglio  una selezione di poesie a cura di Margherita Rimi qui.
“Il giunco mormorante” è il racconto di un amore che non c’è più, di quando le mani si aggrappavano tutte e quattro una all’altra. Di un amore conservato e difeso nella no man’s land, in quella nostra zona  libera e segreta, silenziosa e inaccessibile, indispensabie e necessaria, che alberga in ciascuno di noi.

“Il mio inconto con Ejnar aveva avuto luogo nella no man’s land. Poi era successo quello che talvolta succede: la seconda vita era cresciuta e aveva cominciato a mettere in ombra la prima. Allora eravamo a quello stadio dell’amore in cui non si riesce a pensare a nient’altro. Ed entrambi sapevamo cosa sono il segreto assoluto e la libertà assoluta”. (p.38)

Poi la vita riprese a scorrere rapida. E soltanto la mia no man’s land restò come era: pensavo sempre a Ejnar, pensavo al passato lontano e a quello assai prossimo, a Emma, a Stoccolma, al mio futuro, che senza Ejnar mi sembrava impossibile, e con lui irrealizzabile” (p. 60)

“Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man’s land, alla fine , secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in un lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontanerano da te quelli che ami. Basta cedere un volta -e non ci saranno limiti, e tutto ti verrà tolto: dov’è il confine, Ejnar? Dove saranno allora mistero e libertà? Le due guardie (…) l’inquirente e il giudice -tutti si installeranno sul tuo pezzetto di terra” (p.77)

Sono piccoli stralci, da cui è possibile  scorgere e godere una scrittura intimista e poetica dal grande fascino stilistico e narrativo. La Berberova cattura per il garbo e la delicatezza con cui si muove nella sfera dei sentimenti, sullo sfondo di un’Europa (Parigi prima, Stoccolma dopo) dilaniata e lacerata dall’accadere di una tragedia collettiva: la seconda guerra mondiale (tutto scandito dall’incertezza del presente e del futuro).

Maria Pina Ciancio

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~ di maria pina ciancio su maggio 8, 2009.

7 Risposte to “LIBRI/ Il giunco mormorante di Nina Berberova”

  1. mi piace questa definizione, “no man’s land”. La trovo più completa di tante altre (l’angolo riservato, cantuccio segreto…).
    Però non sono convinto che tutti la possiedano. Certe persone hanno una vita così vuota che è impensabile per loro godere di questo privilegio.

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  2. Non conoscevo questo testo della Berberova e devo dire che gli stralci che tu hai selezionato riescono a penetrare con tenera violenza nell’animo.
    Ascoltare nel silenzio quello che paura ed oblio potrebbero cancellare, afferrare i fili del ricordo per tessere la trama della vita, tuffarsi con forza nel mare della memoria e nell’infinito delle parole…note nascoste della melodia d’amore.

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  3. @Pani, credo che ognuno di noi abbia la propia man’s land, il problema è che oggi pochi amano la meditazione e il silenzio interiore!

    @Alice, è un bel libretto. ti consiglio di leggerlo. io cercherò sicuramente altro di lei…

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  4. “Nella vita di ognuno esistono momenti – quando la porta sbattuta all’improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco “no” che sembrava irrevocabile si muta in -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci rempiamo di speranza come di nuovo sangue. E’ stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto di un giudice, del dottore, del console, è stato rinviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di prima di spingerci nel baratro.”
    (pag. 11)

    “Fin dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la propria no man’s land, in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell’etica, una sia morale e l’altra immorale, o dal punto di vista della polizia, l’una lecita e l’altra illecita. Semplicemente, l’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un’ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all’altra, e queste ore hanno una loro continuità. Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell’uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la “linea generale” dell’esistenza. Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non si è mai incontrato con se stesso, e cìè qualcosa di malinconico in questo pensiero. Mi fanno pena le persone che sono sole unicamente nella stanza da bagno, e in nessun altro tempo e luogo.” (pagg. 36-37)

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  5. è un libro splendido..ciau Mapi

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  6. Somo Antonella, a me il giunco mormorante è piaciuto molto, io ho sempre avuto la mia “terra di nessuno” e senza di quella non riuscirei a vivere.

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  7. Il libro ancora non l’ho letto, ma le recinsioni mi avvolgono, io ho la mia no man’s land.

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