Gli spunti di vista di Marco Guzzini

•luglio 9, 2016 • 1 commento

Se posso, Scarabocchio. / Parole, racconti, disegni e immagini (Marco Guzzini)

Seguo da qualche tempo il suo blog e i suoi lavori. Complimenti all’autore per queste immagini leggere e sognanti sospese tra reale e fiabesco, ma sempre appuntate ai contesti e alla quotidianità del presente.
Per conoscere Marco Guzzini e visionare altri suoi disegni, consiglio di visitare il suo blog personale all’indirizzo:
https://marcoguzzini.wordpress.com

LIBRI/ Perché leggere i classici di Italo Calvino

•giugno 19, 2016 • 2 commenti

italo calvino
I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: “Sto rileggendo…” e mai “Sto leggendo…”

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.

I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.

Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani.

Il “tuo” classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.

Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.

È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.

È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

da “Perchè leggere i classici” – Italo Calvino

LIBRI/ L’ antisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica di Jean-Paul Sartre

•aprile 19, 2016 • Lascia un commento

L’antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana. L’antisemita è l’uomo che vuole essere roccia spietata, un torrente furioso, fulmine devastatore: tutto fuorché un uomo. (Sartre)

Se non siamo filosofi o studiosi di filosofia, conosciamo solitamente Sartre come letterato, io stessa mi imbattei per la prima volta in un suo romanzo quando ero poco più che adolescente. Il libro si intitolava “L’età della ragione” e a quel tempo credo di aver afferrato metà del contenuto e del suo messaggio, ma l’ho amato all’istante e ne ho immediatamente colto la grandezza. Ecco, Sartre l’ho incontrato lungo questa strada, ma Sartre non è solo questo. Accanto ai romanzi ci sono un’infinità di saggi critici, filosofici e politici interessanti ed appassionati. Tra questi “L’antisemitismo. Riflessioni sulla questiona ebraica” e credo che una lettura di questo libro sia fondamentale per comprendere le ragioni storiche e sociali dell’antisemitismo e della questione ebraica. Fenomeni, come ci spiega Sartre, strettamente connessi e correlati, perché il problema ebraico ha radici proprio nell’antisemitismo, creando un circolo vizioso, difficile da spezzare. Sartre mette in luce, attraverso un’analisi dettagliata, ragionata e approfondita, aspetti e caratteri di entrambi, risvolti, conseguenze, possibilità di soluzioni. Se è possibile connotare l’antisemita come appartenente al piccolo borghese, è possibile superare questo accanimento violento solo inglobando la lotta all’antisemitismo nella “rivoluzione socialista”, perché secondo il filosofo francese, il problema ebraico non è individuale, ma collettivo. Non vorrei che fosse questo aspetto a sminuire per molti la forza di questo libro, dandone una lettura univoca. Ciò di cui bisogna tener conto è che questo saggio usciva dopo i campi di sterminio e possiede dunque certe letture o forzature radicali, che vanno cercate e per certi versi superate nel contesto storico e sociale del secondo dopoguerra. Sartre, pone a fondamento di una società più giusta nei confronti dell’ebreo (cioè all’assimilazione dell’ebreo) la propaganda e le leggi anti-ebraiche, l’istruzione, “l’autenticità” dell’ebreo stesso come colui che rivendica se stesso. Ciò che avvalora inoltre questo libro è la passione, l’empatia e il coraggio con cui Sartre scrive queste pagine, che chiude con questa forte considerazione: “ … bisognerà dimostrare a ciascuno che il destino degli ebrei è il suo destino. Non ci sarà un francese libero, finché gli ebrei non godranno la pienezza dei loro diritti; non un francese vivrà sicuro, finché un ebreo in Francia e nel mondo intero potrà temere per la propria vita”. E’ un libro che ho scarabocchiato molto, nel senso che a fine lettura ho ritrovato pieno di appunti, sottolineature, annotazioni a matita.
Qualcuna la lascio qui:

La frase: “Io odio gli ebrei” è di quelle che si pronunziano in gruppo; pronunziandola, ci si riattacca ad una tradizione e ad una comunità: quella dei mediocri.

L’ebreo è qui solo un pretesto; altrove ci si servirà del nero, o del giallo

… l’ebreo oggetto di tanta esecrazione, è completamente innocente e direi anzi inoffensivo.

L’antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana. L’antisemita è l’uomo che vuole essere roccia spietata, un torrente furioso, fulmine devastatore: tutto fuorché uomo.

C’è una sincerità, una giovinezza, un calore nelle manifestazioni di amicizia di un ebreo come raramente si potrà trovare in un cristiano, invischiato nelle sue tradizioni e nelle sue cerimonie. Da ciò deriva anche il carattere disarmato della sofferenza ebraica, la più sconvolgente delle sofferenze.

Dopo la sua emancipazione, cioè da un secolo e mezzo circa a questa arte, l’ebreo tenta di farsi accettare da una società che lo respinge.

…bisognerà dimostrare  a ciascuno che il destino degli ebrei è il suo destino.

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L’antisemitismo, Riflessioni sulla questione ebraica di Jean-Paul Sartre
Edizioni SE (collana Testi e Documenti) 2015

[Maria Pina Ciancio]

ARTE/ La fotografia della protesta di Shirin Nesha

•aprile 15, 2016 • Lascia un commento

“Rifiuto di utilizzare l’arte come uno strumento per creare controversie, o per inasprire, offendere o contrastare qualsiasi forma di credo religioso o ideologia politica. In generale penso che qualsiasi espressione artistica che sia fondata su un pregiudizio sia sempre manipolativa e sbagliata, dal momento che spinge verso lo sdegno o addirittura la violenza.” Shirin Neshat

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Shirin Neshat (1957) è un’artista iraniana di arte visiva contemporanea, conosciuta soprattutto per il suo lavoro nel cinema, nei video e nella fotografia. Vive attualmente tra il suo paese di origine e New York ed è in assoluto una delle fotografe che amo di più, per il coraggio, l’originalità dei suoi scatti e per la forza di protesta rivoluzionaria che li attraversa.

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Attraverso i suoi bianco e nero, Shirin Neshat racconta la condizione femminile del mondo islamico, la reclusione e l’assoggettamento al potere maschile, ma anche la ribellione a cui la società l’ha costretta.

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Le donne vestono con chador e abiti scuri, nascondono il proprio corpo, ma sulle parti nude e visibili, è possibile leggere frasi e citazioni di poesie, quasi come un segno di speranza. Ne emerge  il bisogno di raccontare oltre che attraverso l’immagine anche attraverso la narrazione.
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Una recente intervista a  Shirin Neshat su exibar.com

Ricordando Gianmaria Testa

•marzo 30, 2016 • Lascia un commento

” e la notte neanche i sogni/ solo fantasmi da dimenticare”

Un ricordo del poeta cantautore Gianmaria Testa, scomparso oggi all’età prematura di 57 anni. Di lui restano canzoni struggenti e bellissime, che raccontano le stdegli eglli ultimi!

ARTE/ La leggerezza nella scultura di Alexander Calder

•marzo 28, 2016 • Lascia un commento

Il mondo fantastico e in movimento di Calder

Queste sono alcune delle sculture in filo di ferro dell’artista statunitense Alexander Calder (1898- 1976), che mi hanno molto affascinata per l’eleganza, l’equilibrio delle forme e l’estrema leggerezza che sprigionano. Si tratta delle prime opere costituite da ritratti e sagome, poi lo sculture ha dedicato la sua ricerca al circo e alle sperimentazioni sui mobiles.

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Alexander Calder

Alcune sue opere sono conservate a Spoleto al Museo Carandente di Palazzo Collicola e sempre a Spoleto, nella cittadina Umbra, è presente una sua monumentale installazione intitolata “Teodelapio” realizzata e donata alla città in occasione del Festival dei due Mondi nel 1962.

Attualmente  è in corso una mostra dell’artista al Tate Modern di Londra.

LIBRI/ Massimo Recalcati, Le mani della madre

•marzo 25, 2016 • Lascia un commento

Benedette  siano le mani della madre. Benedetto il sostegno che offrono alla “rugiada” e ai “giorni” della vita. Benedetta la “pianta” della madre e la sua memoria (Rilke).

Dopo aver parlato del padre (Cosa resta del padre?) e del figlio (Il complesso di Telemaco), con questo libro, lo scrittore e psicanalista Massimo Recalcati affronta il complesso e inesauribile tema della madre. Ho letto questo saggio di 187 pagine in pochi giorni e devo dire che seppure un pò ripetitivo, è un libro interessante che offre svariati spunti di riflessione e di riconoscimento, come madre e come figli. Racconta l’eredità che ogni madre lascia al proprio figlio, delineando in apertura l’importanza delle mani (come cura e accoglimento) e del volto (come specchio e apertura al mondo). Semi e segni con cui la madre trasmette al figlio il senso della vita o toglie/mortifica il senso della vita.

Alcune sottolineature:

“La gravidanza innanzitutto. Non si tratta forse di un’attesa speciale? Attendere che il figlio germogli e venga alla luce del mondo. Ma l’attesa di una madre non assomiglia a nessun’altra attesa. Non è attesa di qualcosa: di un treno o di un anniversario, di un concerto o di un contratto. La maternità è un’esperienza radicale dell’attesa perché mostra come l’attesa non sia mai padrona di ciò che attende. Ogni vera attesa è, infatti, attraversata da un’incognita: non si sa mai cosa o chi si attende, non si sa mai come sarà il tempo della fine dell’attesa. L’attesa scompagina il già conosciuto, il già saputo, il già visto sospendendo ogni nostro ideale di padronanza.”

“Quella della madre non è la semplice attesa di un evento che può accadere nel mondo, ma di qualcosa che, sebbene lei lo porti con sé, dentro di sé, in sé, nel proprio ventre, nelle proprie viscere, appare come un principio di alterità che rende possibile un altro mondo. L’attesa è una figura profondissima della maternità perché rivela che il figlio viene al mondo come una trascendenza incalcolabile, impossibile da anticipare, destinata a modificare il volto del mondo. Accade anche nell’amore, quando attendiamo, quando continuiamo ad attendere chi ci manca, chi amiamo, pur conoscendo bene il suo corpo e il suo nome.”

L’attesa imposta dalla gestazione non è quindi solo un processo fisiologico ma anche mentale: il bambino si nutre del pensiero della madre e dei suoi fantasmi.”

“Ogni madre risponde innanzitutto non al bambino reale, ma a quel che di sé vede fantasmaticamente proiettarsi nel proprio bambino. Se quando guarda la madre il bambino vede se stesso nello sguardo dell’Altro – si vede come la madre lo vede: amabile o meno, desiderabile o meno –, quando una madre guarda il suo bambino vi deposita inconsciamente gran parte della sua storia di figlia.”

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Massimo Recalcati, Le mani della madre, Fantasmi ed eredità del materno, Feltrinelli 2015