LIBRI/ Il manicomio dei bambini di Alberto Gaino

•agosto 7, 2019 • Lascia un commento

Questo libro scritto per  non dimenticare; per ricordare a chi è vissuto al tempo dei manicomi e per informare chi non c’era.  – Alberto Gaino

Si chiamavano Istituti ortofrenici e avevano nomi insospettabili, come Villa azzurra, Casa di cura Santa Rita, ecc, ma in realtà erano manicomi per bambini, grandi fabbriche di selezione sociale, discariche umane e di annientamento. Di quelli dove i piccoli (gli “arnesi”, lo scarto della società) provenienti in gran parte da famiglie povere, numerose ed emarginate, conducevano una vita legati ai letti, ai tavoli, ai termosifoni, senza giocattoli, nè cure, nè affetti. Venivano sottoposti ad elettrosckok senza anestesia,  a terribili punizioni corporali e utilizzati come cavie da professori che si fregiavano di riconoscimenti scientifici e alla carriera (vedi Giorgio Coda). La storia è piena di tali orrori, di bambini invisibili condannati all’ergastolo fino alla morte.

Franco Basaglia definì il manicomio un luogo di segregazione degli uomini  e delle donne improduttivi. Con i bambini che vi furono internati, la selezione fu preventiva.  Secondo psichiatrionline.it nel 1966 in Italia 226.000 bambini e adolescenti erano ricoverati in istituti e le classi differenziali contavano 106.000 iscritti.

 

Lo scandalo dei manicomi scoppiò il 20 luglio del 1970, quando l’Espresso pubblicò  la foto di una bambina nuda e legata alle sponde del letto mani e piedi: crocifissa. Si chiamava Maria. La notizia fece grande scalpore nell’opinione pubblica e da quel momento iniziarono una serie di controlli, inchieste, denunce del personale e delle strutture.

PaginoneEspresso

Quanche anno dopo, fu Legge Basaglia (Legge 13 maggio 1978n. 180 – “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”), a disporre in Italia la chiusura dei manicomi e a segnare una svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici.  La Legge Basaglia è stata la prima legge al mondo a disporre la chiusura dei manicomi e l’Italia resta l’unico paese ad avere attuato in modo così radicale il processo di de-istituzionalizzazione.

7c20c4_79078138052844d285781423bd83e6ac_mv2Ricordiamoci di questa vergogna italiana, di questi lager finanziati con soldi pubblici e in gran parte gestiti da religiosi, che ricoveravano bambini di appena tre anni, con la formula sommaria: “Pericoloso a sè e agli altri”!

Ricordiamolo con questo libro di Alberto Gaino, Il manicomio dei bambini, EGA-Edizioni Gruppo Abele 2017.

AFORISMI/ Sulla vanità

•luglio 18, 2019 • Lascia un commento

Maria pina ciancio, aforismi

# Aforismi, vita, esistenza, vanità

Una poesia di Emily Dickinson

•luglio 17, 2019 • Lascia un commento

Se potrò impedire a un cuore di spezzarsi

emily dickinson

Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi
Non avrò vissuto invano
Se potrò alleviare il Dolore di una Vita
O lenire una Pena
O aiutare un Pettirosso caduto
A rientrare nel suo nido
Non avrò vissuto invano.

Emily Dickinson, Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi (n. 919)

AFORISMI/Affetti

•luglio 5, 2019 • Lascia un commento
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Foto_ Tramonto sulla Diga del Pertusillo (Basilicata)

AFORISMI/ Sulla vita

•giugno 2, 2019 • Lascia un commento

maria pina ciancio aforismi arroganza@ aforismi, vita, mediocrità, esistenza

Una panchina rossa contro la violenza sulle donne

•aprile 9, 2018 • Lascia un commento

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I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano; lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità

(Kofi Annan)

AFORISMI/ Sulla vita

•dicembre 17, 2017 • Lascia un commento

maria pina ciancio, aforismi e frasi#aforismi, frasi, vita, esistenza

POESIA/ Scritti d’inverno di Marina Minet

•ottobre 17, 2017 • Lascia un commento

marina minet, scritti d'inverno fronte

Una poesia tratta da Scritti d’inverno, l’ultimo libro di Marina Minet “uscito qualche mese fa a cura del Premio Città di Taranto per la Casa Editrice Print Me.

Ridondanza

La ragione mi scioglie la gola
i polsi e le parole
mi vince e m’interpella ogni momento
negandomi l’azzurro.

Perdonatemi per questa ridondanza
che versa lamentele
per questi verbi mossi, severi come Dio
per questo sguardo fiero che mostra verità.
Perdonatemi se il sangue mi riscalda
se il vento non mi piega
se ascolto le campane con stupore
e cerco ovunque gigli per dire la bellezza.

Perdonatemi se il cuore mi sobbalza
se il tempo mi ha trafitto
se all’alba chiudo gli occhi
e se ho scordato il nome
di tutte le sventure.

Perdonatemi se penso alle mancanze
ai fiori che ho strappato
se indosso le mie colpe come rovi
per farmi penitenza e piccola prigione.

Quanta poca grazia concedono cent’anni
e i giorni che sudiamo
ammucchiano gli eventi e ingannano così
lasciandoci pensare che poi ritorneranno
per regalarci i passi
e i denti uguali ai santi.

(p.10-31)

marina minet, scritti d'inverno, retro

La pubblicazione di questo libro è il premio riservato al vincitore del Premio Letterario Nazionale “Città di Taranto”, 9ª edizione 2015, sezione poesia, organizzato dall’Associazione Culturale “Le Muse Project”.

http:\\premioletterarionazionalecittditaranto.wordpress.com

Cose belle…

•febbraio 16, 2017 • Lascia un commento

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Grazie ai miei meravigliosi alunni, Mattia e Francesco! ♥

SEGNALINK/ Appunti e risorse per una didattica attiva (spazio scuola)

•dicembre 19, 2016 • Lascia un commento

appunti per una didattica attiva a scuola

https://didatticattivablog.wordpress.com/

ARTE/ Gli spunti di vista di Marco Guzzini

•luglio 9, 2016 • 1 commento

Se posso, Scarabocchio. / Parole, racconti, disegni e immagini (Marco Guzzini)

Seguo da qualche tempo il suo blog e i suoi lavori. Complimenti all’autore per queste immagini leggere e sognanti sospese tra reale e fiabesco, ma sempre appuntate ai contesti e alla quotidianità del presente.
Per conoscere Marco Guzzini e visionare altri suoi disegni, consiglio di visitare il suo blog personale all’indirizzo:
https://marcoguzzini.wordpress.com

LIBRI/ Perché leggere i classici di Italo Calvino

•giugno 19, 2016 • 2 commenti

italo calvino
I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: “Sto rileggendo…” e mai “Sto leggendo…”

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.

I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.

Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani.

Il “tuo” classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.

Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.

È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.

È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

da “Perchè leggere i classici” – Italo Calvino

LIBRI/ L’ antisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica di Jean-Paul Sartre

•aprile 19, 2016 • Lascia un commento

L’antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana. L’antisemita è l’uomo che vuole essere roccia spietata, un torrente furioso, fulmine devastatore: tutto fuorché un uomo. (Sartre)

Se non siamo filosofi o studiosi di filosofia, conosciamo solitamente Sartre come letterato, io stessa mi imbattei per la prima volta in un suo romanzo quando ero poco più che adolescente. Il libro si intitolava “L’età della ragione” e a quel tempo credo di aver afferrato metà del contenuto e del suo messaggio, ma l’ho amato all’istante e ne ho immediatamente colto la grandezza. Ecco, Sartre l’ho incontrato lungo questa strada, ma Sartre non è solo questo. Accanto ai romanzi ci sono un’infinità di saggi critici, filosofici e politici interessanti ed appassionati. Tra questi “L’antisemitismo. Riflessioni sulla questiona ebraica” e credo che una lettura di questo libro sia fondamentale per comprendere le ragioni storiche e sociali dell’antisemitismo e della questione ebraica. Fenomeni, come ci spiega Sartre, strettamente connessi e correlati, perché il problema ebraico ha radici proprio nell’antisemitismo, creando un circolo vizioso, difficile da spezzare. Sartre mette in luce, attraverso un’analisi dettagliata, ragionata e approfondita, aspetti e caratteri di entrambi, risvolti, conseguenze, possibilità di soluzioni. Se è possibile connotare l’antisemita come appartenente al piccolo borghese, è possibile superare questo accanimento violento solo inglobando la lotta all’antisemitismo nella “rivoluzione socialista”, perché secondo il filosofo francese, il problema ebraico non è individuale, ma collettivo. Non vorrei che fosse questo aspetto a sminuire per molti la forza di questo libro, dandone una lettura univoca. Ciò di cui bisogna tener conto è che questo saggio usciva dopo i campi di sterminio e possiede dunque certe letture o forzature radicali, che vanno cercate e per certi versi superate nel contesto storico e sociale del secondo dopoguerra. Sartre, pone a fondamento di una società più giusta nei confronti dell’ebreo (cioè all’assimilazione dell’ebreo) la propaganda e le leggi anti-ebraiche, l’istruzione, “l’autenticità” dell’ebreo stesso come colui che rivendica se stesso. Ciò che avvalora inoltre questo libro è la passione, l’empatia e il coraggio con cui Sartre scrive queste pagine, che chiude con questa forte considerazione: “ … bisognerà dimostrare a ciascuno che il destino degli ebrei è il suo destino. Non ci sarà un francese libero, finché gli ebrei non godranno la pienezza dei loro diritti; non un francese vivrà sicuro, finché un ebreo in Francia e nel mondo intero potrà temere per la propria vita”. E’ un libro che ho scarabocchiato molto, nel senso che a fine lettura ho ritrovato pieno di appunti, sottolineature, annotazioni a matita.
Qualcuna la lascio qui:

La frase: “Io odio gli ebrei” è di quelle che si pronunziano in gruppo; pronunziandola, ci si riattacca ad una tradizione e ad una comunità: quella dei mediocri.

L’ebreo è qui solo un pretesto; altrove ci si servirà del nero, o del giallo

… l’ebreo oggetto di tanta esecrazione, è completamente innocente e direi anzi inoffensivo.

L’antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana. L’antisemita è l’uomo che vuole essere roccia spietata, un torrente furioso, fulmine devastatore: tutto fuorché uomo.

C’è una sincerità, una giovinezza, un calore nelle manifestazioni di amicizia di un ebreo come raramente si potrà trovare in un cristiano, invischiato nelle sue tradizioni e nelle sue cerimonie. Da ciò deriva anche il carattere disarmato della sofferenza ebraica, la più sconvolgente delle sofferenze.

Dopo la sua emancipazione, cioè da un secolo e mezzo circa a questa arte, l’ebreo tenta di farsi accettare da una società che lo respinge.

…bisognerà dimostrare  a ciascuno che il destino degli ebrei è il suo destino.

l'antisemitismo sartre

L’antisemitismo, Riflessioni sulla questione ebraica di Jean-Paul Sartre
Edizioni SE (collana Testi e Documenti) 2015

[Maria Pina Ciancio]

ARTE/ La fotografia della protesta di Shirin Nesha

•aprile 15, 2016 • Lascia un commento

“Rifiuto di utilizzare l’arte come uno strumento per creare controversie, o per inasprire, offendere o contrastare qualsiasi forma di credo religioso o ideologia politica. In generale penso che qualsiasi espressione artistica che sia fondata su un pregiudizio sia sempre manipolativa e sbagliata, dal momento che spinge verso lo sdegno o addirittura la violenza.” Shirin Neshat

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Shirin Neshat (1957) è un’artista iraniana di arte visiva contemporanea, conosciuta soprattutto per il suo lavoro nel cinema, nei video e nella fotografia. Vive attualmente tra il suo paese di origine e New York ed è in assoluto una delle fotografe che amo di più, per il coraggio, l’originalità dei suoi scatti e per la forza di protesta rivoluzionaria che li attraversa.

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Attraverso i suoi bianco e nero, Shirin Neshat racconta la condizione femminile del mondo islamico, la reclusione e l’assoggettamento al potere maschile, ma anche la ribellione a cui la società l’ha costretta.

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Le donne vestono con chador e abiti scuri, nascondono il proprio corpo, ma sulle parti nude e visibili, è possibile leggere frasi e citazioni di poesie, quasi come un segno di speranza. Ne emerge  il bisogno di raccontare oltre che attraverso l’immagine anche attraverso la narrazione.
Shirin Neshat

Una recente intervista a  Shirin Neshat su exibar.com

ARTE/ La leggerezza nella scultura di Alexander Calder

•marzo 28, 2016 • Lascia un commento

Il mondo fantastico e in movimento di Calder

Queste sono alcune delle sculture in filo di ferro dell’artista statunitense Alexander Calder (1898- 1976), che mi hanno molto affascinata per l’eleganza, l’equilibrio delle forme e l’estrema leggerezza che sprigionano. Si tratta delle prime opere costituite da ritratti e sagome, poi lo sculture ha dedicato la sua ricerca al circo e alle sperimentazioni sui mobiles.

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Alexander Calder

Alcune sue opere sono conservate a Spoleto al Museo Carandente di Palazzo Collicola e sempre a Spoleto, nella cittadina Umbra, è presente una sua monumentale installazione intitolata “Teodelapio” realizzata e donata alla città in occasione del Festival dei due Mondi nel 1962.

Attualmente  è in corso una mostra dell’artista al Tate Modern di Londra.

 
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