Esperienze in controluce di Maria Pina Ciancio

•ottobre 4, 2022 • Lascia un commento

POLINVERSI OLTRE – Letteratura, poesia, arte (wordpress.com)

Foto di Marina Minet

Una mia poesia QUI

LIBRI/ Tre fili d’attesa di Maria Pina Ciancio

•settembre 23, 2022 • Lascia un commento

Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa” (Cesare Pavese)

Questa plaquette poetica si compone di diciotto poesie di Maria Pina Ciancio, una illustrazione di Stefania Lubatti, contributi interni di Anna Maria Curci e Abele Longo. Amici e artisti che stimo e che ringrazio.
E’ un’edizione fuori commercio stampata in 65 esemplari firmati e numerati per conto dell’Associazione Culturale LucaniArt nel settembre del 2022.

https://openlibrary.org/works/OL28774102W/Tre_fili_d%27attesa

LIBRI/ Una nuova pubblicazione di LucaniArt. Ballate di Mariano Lizzadro

•agosto 14, 2022 • Lascia un commento

“Non c’è dannazione senza salvezza e viceversa”. Mariano Lizzadro

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LA BALLATA DELLA DISILLUSIONE

Ce ne vogliono di tempo e batoste

tante domande e poche risposte

sbagliate o giuste tanto non cambia niente

la disillusione nasce da un’illusione precedente

non c’è dannazione senza salvezza e viceversa

e parole appese e sospese a qualche verso

passando da un’illusione ad una disillusione

che ce ne vogliono di tempo e batoste

per perdersi e poi ritrovarsi nuovamente

fra tante domande e poche risposte

come in una ridicola ballata della disillusione

*

E’ appena uscita questa bella raccolta dell’amico e poeta lucano Mariano Lizzadro a cura dell’Associazione Culturale LucaniArt. Raccoglie 29 ballate con fotografie in b/n di Donato Russo, una piccola nota introduttiva dell’autore e note finali biobibliografiche. Un’intervista all’autore è possibile leggerla seguendo questo link.

Mariano Lizzadro, Ballate, Associazione Culturale LucaniArt, 2022

LIBRI/ Viva la vida! di Armando Cacucci

•marzo 25, 2022 • 1 commento

“Sono nata con lo scroscio della pioggia battente. E la Morte, la Pelona, mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto. Ho vissuto da sepolta ancora in vita, prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita”.


E’ un monologo molto bello sullo pittrice messicana Frida Kalo, di cui consigio la lettura o l’ascolto dell’audiolibro.

LIBRI/ La porta di Magda Szabò

•marzo 13, 2022 • Lascia un commento

“Emerenc non mi amava in modo qualunque, mi amava come è scritto nella Bibbia, come avrebbe potuto leggere lei stessa se mai ne avesse presa in mano una, o se prima di abbandonare la terza elementare le avessero fatto conoscere meglio gli atti degli apostoli. Emerenc non conosceva il verbo di Paolo, ma lo metteva in atto con la sua vita, e non credo che, a parte i miei genitori, mio marito e il mio fratellastro adottivo, ci sia stato qualcun altro che abbia saputo amarmi così intensamente e incondizionatamente come lei”. (Magda Szabo)

szabo

Ho centellinato la lettura di questo libro. Bello, appassionante, coinvolgente.
Si tratta del romanzo autobiografico della popolare scrittrice ungherese Magda Szabó, in cui viene raccontata la storia di un’amicizia particolare tra due donne diverse per età, estrazione sociale, credo e pensiero e per questo complementari.
Sono approdata a questa lettura, dopo la visione del film “La porta” (The Door) del 2012 interpretato da una favolosa Helen Mirren, nella trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo.
La storia è piena di segreti, di memorie, di testimonianze di vita racchiuse nel silenzio del cuore e sepolte dietro una porta che non si apre mai.

Una storia surreale e al tempo stessa vera, di cui consiglio il libro e anche il film.

Maria Pina Ciancio

LIBRI/ La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli

•settembre 5, 2021 • Lascia un commento

Non serve capire, comprendere. Serve accogliere l’umano con tutta la forza che ci è concessa. (Daniele Mencarelli)


Il primo Mencarelli.
“La casa degli sguardi” è un libro che parla di dolore e di salvezza. Un romanzo che ti tocca dentro, ti cattura e non ti lascia fiato. Che ti inonda con la sua forza e la sua sincerità, che quando arrivi all’ultima pagina vorresti rileggerlo da capo. Era da tanto che non mi capitava un libro così bello, intenso e di una tale levatura umana e spirituale. Esperienze del genere te le concedono solo i grandi classici e le febbricitanti letture notturne adolescenziali, quando dopo lo stordimento ritorni al quotidiano e ti senti stranamente appagato e in sintonia con la vita.
Maria Pina Ciancio

POESIA/ La libellula

•agosto 23, 2021 • Lascia un commento

Oggi, una libellula lungo la strada,
e la traccia di Amelia che si rifà viva .

libellula
“[…] dissipa tu
la resa del corpo al nemico. Dissipa la mia effige,
dissipa il remo che batte sul ramo in disparte.
Dissipa tu se tu vuoi questa dissipata vita dissipa
tu le mie cangianti ragioni, dissipa il numero
troppo elevato di richieste che m’agonizzano:
dissipa l’orrore, sposta l’orrore al bene […]”
(Amelia Rosselli, da La Libellula, 1958)

Visitare la Tuscia. Etruschi e poesia nella città di Tarquinia

•luglio 26, 2021 • Lascia un commento

“Qui tutto è fermo, / incantato nel mio ricordo. / Anche il vento.” Vincenzo Cardarelli

Per un viaggio sulle orme degli antichi etruschi, consigliamo la visita di Tarquinia nel territorio della Tuscia a sud della Maremma Laziale. Una bella cittadina di circa 16000 abitanti molto tranquilla, pulita e accogliente. Dista pressappoco un’ora e trenta da Roma e si raggiunge percorrendo la via Aurelia in direzione Grosseto. Il viaggio può essere interessante sia nella stagione estiva che invernale. Noi abbiamo scelto la prima, così da poter beneficiare anche della pace e della serenità che si gode lungo alcuni tratti della costa tirrenica.

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Tarquinia è una città interamente circondata da mura perimetrali medievali, con svariate porte che si aprono sul centro storico. Per il nostro alloggio abbiamo scelto La casetta di San Martino*, un’abitazione in pietra con scalette esterne che si raggiunge in macchina parcheggiando su via dell’Orfanotrofio a soli 3 euro al giorno. La consigliamo per la gentilezza e la disponibilità della proprietaria, per la pulizia e per la centralità della sua posizione. Si trova infatti  in un angolo molto suggestivo del paese, accanto alla Piazza e alla Chiesa di San Martino, considerata la più antica di Tarquinia. Un edificio molto semplice, con la facciata incastonata in altre costruzioni e di dimensioni piuttosto ridotte. Pur non presentando all’interno opere di grande rilievo, ad eccezione dei resti di alcuni affreschi, è proprio la semplicità e l’essenzialità dello stile romanico a renderla pregevole.

Partendo da questa posizione si può effettuare il giro della città a piedi, organizzandosi a piacere, per scoprire gli angolini e gli scorci più nascosti che sono davvero tanti e che invitano al raccoglimento interiore e all’intimità.

Ciò che colpisce di Tarquinia sono le numerose chiese, le altissime torri, i palazzi, il castello, le porte e i tanti belvedere dove l’occhio può spaziare all’orizzonte.

La zona più interessante della città è sicuramente quella di Porta di Castello con il Torrione Matilde di Canossa, che si apre nelle belle mura di Tarquinia in corrispondenza della chiesa di maggior valore artistico della città: Santa Maria di Castello. L’atmosfera che si respira passeggiando in questa zona è davvero suggestiva, i luoghi sono belli da ammirare e da fotografare. Di mattina presto o di sera tardi, quando la gente si dirada, si sente il rumore dei propri passi sul selciato, il tubare dei colombi e il frinire delle cicale. Dire che l’atmosfera assume un non so che di magico e senza tempo, è riduttivo. Il tramonto poi e il Tirreno all’orizzonte, incorniciano l’area in un’atmosfera dal fascino indiscusso. La Chiesa di Santa Maria di Castello che abbiamo trovato aperta dopo le 10 di mattina da un custode molto cordiale e gentile, è splendida sia all’interno che all’esterno e si erge accanto ad una delle cinquanta torri che punteggiano la città.

Uscendo da Porta Castello, a circa 200 metri sulla sinistra, sotto i bastioni delle mura fortificate, si raggiunge Fontana Nova, un antico mattatoio in campagna con un grande vasca rettangolare, che un tempo serviva per tenere a bagno gli ortaggi e che è alimentata dall’acqua di una sorgente che si trova sul lato opposto della strada. Altre tappe importanti sono sicuramente il Santuario di Santa Maria di Valverde, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di San Giovanni, il Duomo, il Palazzo dei Priori. Non tutti i monumenti però sono aperti negli stessi giorni e negli stessi orari, per l’apertura di alcune chiese più piccole, conviene informarsi presso una delle parrocchie.

Uscendo sulla strada principale, all’imbocco di corso Vittorio Emanuele si apre invece il Palazzo Vitelleschi del XV secolo, che ospita il Museo Nazionale Etrusco, sicuramente la maggiore attrattiva di Tarquinia. Merita il palazzo e merita la preziosa collezione di arte etrusca che custodisce  numerosi  reperti provenienti dagli scavi circostanti. Tra i numerosi sarcofagi, campeggia in una sala a se stante la meravigliosa scultura etrusca dei Cavalli Alati, mentre all’ultimo piano, da una terrazza coperta è possibile ammirare il panorama della città, peccato solo che i vetri siano in plexiglas e non consentano una vista pulita sulla zona. Il biglietto d’ingresso per due giorni costa 10 euro e dà possibilità di visitare il Museo e la Necropoli di Monterozzi, altre opzioni includono anche il Museo e la Necropoli di Cerveteri.

All’uscita del museo, risalendo  lungo corso Vittorio Emanuele, si giunge a  Piazza Trento e Trieste. Qui è possibile visitare la monumentale fontana circolare, il Palazzo Comunale (da cui si ha una bella vista della piazza), la Chiesa del Suffragio e di San Leonardo. Quello che ci sentiamo di consigliarvi è di lasciarvi guidare dall’istinto e  dalla curiosità, così da scoprire di volta in volta gli innumerevoli tesori che questa città nasconde tra i suoi vicoletti.

Fuori dal centro storico, a poche centinaia di metri dal Belvedere Parco delle Mura, si trova la vasta Necropoli di Monterozzi con le sue tombe a camera dipinte e le caratteristiche tombe di pietra a funghi. L’area è pulita, ben organizzata e ben illustrata con pannelli espositivi; di tanto in tanto è possibile fare una piacevole sosta ad una panchina sotto gli alberi di ulivo. È presente anche un piccolo ristoro e servizi i igienici. Durante l’estate consigliamo di effettuare la visita nelle prime ore della mattino subito dopo l’apertura o al tramonto e comunque muniti di cappellino o ombrellino parasole.

La nostra permanenza a Tarquinia è durata quattro giorni, durante i quali abbiamo esplorato anche alcuni tratti del litorale a nord e a sud della costa tarquinense. La spiaggia libera di San Giorgio con l’area delle Saline ci è piaciuta molto. Si tratta di un’oasi naturalistica protetta dal carattere ancora selvaggio. La si raggiunge lasciando la litoranea e imboccando una strada in ghiaia bianca segnalata da un piccolo cartello. I bagnanti sono davvero pochi, il mare abbastanza pulito, l’atmosfera tranquilla. Per chi è appassionato di fotografia, consigliamo di trattenersi fino al tramonto.

L’ultima tappa, prima del rientro, l’abbiamo fatta inoltrandoci per circa 20 chilometri nell’entroterra, fino al punto panoramico di Poggio della Rotonda, un’altura di circa 500 metri nel comune di Monte Rotondo, di notevole pregio per la magnifica vista con cui lo sguardo può vagare dal mare, alla Valle del Mignone, all’entroterra viterbese fino alle pendici dell’Appennino, al Monte Amiata, all’Argentario ed alcune isole dell’Arcipelago Toscano. La sensazione è quella di essere immersi in uno spazio incontaminato e selvaggio. La vegetazione è ricchissima e varia, l’odore delle piante inebriante e il frinire delle cicale assordante. Ci hanno colpito soprattutto i tanti rovi selvatici di more ormai mature e un’infinità di fiori secchi di cardo mariano, costellati da grappoli di lumachine bianche. Abbiamo avvistato a pochi metri da noi un enorme rapace, ci siamo imbattuti in mandrie di mucche al pascolo ed escursionisti a cavallo. L’effetto che si prova qui in alto è rigenerante, la sensazione di quiete e serenità.

Il rientro a Tarquinia lo facciamo percorrendo distese di ulivi e stoppie di grano dorate dal sole. In più punti la strada fiancheggia l’Acquedotto settecentesco delle Arcatelle, conosciuto anche come l’Acquedotto Romano, che in passato portava l’acqua nella vecchia Cornero, oggi Tarquinia. Tutto il percorso che si snoda da Monte Rotondo alla città vive dentro un alone di sospensione e di poesia, a cui fanno da sottofondo i versi del poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli.

Giace lassù la mia infanzia.
Lassù in quella collina
ch’io riveggo di notte,
passando in ferrovia,
segnata di vive luci.
Odor di stoppie bruciate
m’investe alla stazione.
Antico e sparso odore
simile a molte voci che mi chiamino.
Ma il treno fugge. Io vo non so dove.
M’è compagno un amico
che non si desta neppure.
Nessuno pensa o immagina
che cosa sia per me
questa materna terra ch’io sorvolo
come un ignoto, come un traditore.

A Tarquinia ci godiamo ancora un’altra passeggiata al fresco della sera sotto l’Alberata fino a piazza Belvedere, mangiamo una buona pizza in uno dei caratteristici localini lungo la strada e ci apprestiamo al rientro, portandoci dentro la bellezza e la quiete di questo territorio dagli spazi aperti, intimi e accoglienti che placano la mente e acquietano l’animo dal brusio interiore.

testo e foto di Maria Pina Ciancio

*Casetta di San Martino vai

LIBRI/ Il manicomio dei bambini di Alberto Gaino

•agosto 7, 2019 • Lascia un commento

Questo libro scritto per  non dimenticare; per ricordare a chi è vissuto al tempo dei manicomi e per informare chi non c’era.  – Alberto Gaino

Si chiamavano Istituti ortofrenici e avevano nomi insospettabili, come Villa azzurra, Casa di cura Santa Rita, ecc, ma in realtà erano manicomi per bambini, grandi fabbriche di selezione sociale, discariche umane e di annientamento. Di quelli dove i piccoli (gli “arnesi”, lo scarto della società) provenienti in gran parte da famiglie povere, numerose ed emarginate, conducevano una vita legati ai letti, ai tavoli, ai termosifoni, senza giocattoli, nè cure, nè affetti. Venivano sottoposti ad elettrosckok senza anestesia,  a terribili punizioni corporali e utilizzati come cavie da professori che si fregiavano di riconoscimenti scientifici e alla carriera (vedi Giorgio Coda). La storia è piena di tali orrori, di bambini invisibili condannati all’ergastolo fino alla morte.

Franco Basaglia definì il manicomio un luogo di segregazione degli uomini  e delle donne improduttivi. Con i bambini che vi furono internati, la selezione fu preventiva.  Secondo psichiatrionline.it nel 1966 in Italia 226.000 bambini e adolescenti erano ricoverati in istituti e le classi differenziali contavano 106.000 iscritti.

 

Lo scandalo dei manicomi scoppiò il 20 luglio del 1970, quando l’Espresso pubblicò  la foto di una bambina nuda e legata alle sponde del letto mani e piedi: crocifissa. Si chiamava Maria. La notizia fece grande scalpore nell’opinione pubblica e da quel momento iniziarono una serie di controlli, inchieste, denunce del personale e delle strutture.

PaginoneEspresso

Quanche anno dopo, fu Legge Basaglia (Legge 13 maggio 1978n. 180 – “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”), a disporre in Italia la chiusura dei manicomi e a segnare una svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici.  La Legge Basaglia è stata la prima legge al mondo a disporre la chiusura dei manicomi e l’Italia resta l’unico paese ad avere attuato in modo così radicale il processo di de-istituzionalizzazione.

7c20c4_79078138052844d285781423bd83e6ac_mv2Ricordiamoci di questa vergogna italiana, di questi lager finanziati con soldi pubblici e in gran parte gestiti da religiosi, che ricoveravano bambini di appena tre anni, con la formula sommaria: “Pericoloso a sè e agli altri”!

Ricordiamolo con questo libro di Alberto Gaino, Il manicomio dei bambini, EGA-Edizioni Gruppo Abele 2017.

AFORISMI/ Sulla vanità

•luglio 18, 2019 • Lascia un commento

Maria pina ciancio, aforismi

# Aforismi, vita, esistenza, vanità

Una poesia di Emily Dickinson

•luglio 17, 2019 • Lascia un commento

Se potrò impedire a un cuore di spezzarsi

emily dickinson

Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi
Non avrò vissuto invano
Se potrò alleviare il Dolore di una Vita
O lenire una Pena
O aiutare un Pettirosso caduto
A rientrare nel suo nido
Non avrò vissuto invano.

Emily Dickinson, Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi (n. 919)

AFORISMI/Affetti

•luglio 5, 2019 • Lascia un commento
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#aforismi, frasi, affetti, madre

Foto_ Tramonto sulla Diga del Pertusillo (Basilicata)

AFORISMI/ Sulla vita

•giugno 2, 2019 • Lascia un commento

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@ aforismi, vita, mediocrità, esistenza

Una panchina rossa contro la violenza sulle donne

•aprile 9, 2018 • Lascia un commento

I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano; lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità (Kofi Annan)

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Contursi, 2018

AFORISMI/ Sulla vita

•dicembre 17, 2017 • Lascia un commento

maria pina ciancio, aforismi e frasi
#aforismi, frasi, vita, esistenza

POESIA/ Scritti d’inverno di Marina Minet

•ottobre 17, 2017 • Lascia un commento

marina minet, scritti d'inverno fronte

Una poesia tratta da Scritti d’inverno, l’ultimo libro di Marina Minet “uscito qualche mese fa a cura del Premio Città di Taranto per la Casa Editrice Print Me.

Ridondanza

La ragione mi scioglie la gola
i polsi e le parole
mi vince e m’interpella ogni momento
negandomi l’azzurro.

Perdonatemi per questa ridondanza
che versa lamentele
per questi verbi mossi, severi come Dio
per questo sguardo fiero che mostra verità.
Perdonatemi se il sangue mi riscalda
se il vento non mi piega
se ascolto le campane con stupore
e cerco ovunque gigli per dire la bellezza.

Perdonatemi se il cuore mi sobbalza
se il tempo mi ha trafitto
se all’alba chiudo gli occhi
e se ho scordato il nome
di tutte le sventure.

Perdonatemi se penso alle mancanze
ai fiori che ho strappato
se indosso le mie colpe come rovi
per farmi penitenza e piccola prigione.

Quanta poca grazia concedono cent’anni
e i giorni che sudiamo
ammucchiano gli eventi e ingannano così
lasciandoci pensare che poi ritorneranno
per regalarci i passi
e i denti uguali ai santi.

(p.10-31)

marina minet, scritti d'inverno, retro

La pubblicazione di questo libro è il premio riservato al vincitore del Premio Letterario Nazionale “Città di Taranto”, 9ª edizione 2015, sezione poesia, organizzato dall’Associazione Culturale “Le Muse Project”.

http:\\premioletterarionazionalecittditaranto.wordpress.com

Cose belle…

•febbraio 16, 2017 • Lascia un commento

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Grazie ai miei meravigliosi alunni, Mattia e Francesco! ♥

SEGNALINK/ Appunti e risorse per una didattica attiva (spazio scuola)

•dicembre 19, 2016 • Lascia un commento

appunti per una didattica attiva a scuola

https://didatticattivablog.wordpress.com/

ARTE/ Gli spunti di vista di Marco Guzzini

•luglio 9, 2016 • 1 commento

Se posso, Scarabocchio. / Parole, racconti, disegni e immagini (Marco Guzzini)

Seguo da qualche tempo il suo blog e i suoi lavori. Complimenti all’autore per queste immagini leggere e sognanti sospese tra reale e fiabesco, ma sempre appuntate ai contesti e alla quotidianità del presente.
Per conoscere Marco Guzzini e visionare altri suoi disegni, consiglio di visitare il suo blog personale all’indirizzo:
https://marcoguzzini.wordpress.com

LIBRI/ Perché leggere i classici di Italo Calvino

•giugno 19, 2016 • 2 commenti

italo calvino
I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: “Sto rileggendo…” e mai “Sto leggendo…”

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.

I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.

Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani.

Il “tuo” classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.

Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.

È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.

È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

da “Perchè leggere i classici” – Italo Calvino

 
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