LIBRI/ Massimo Recalcati, Le mani della madre

Benedette  siano le mani della madre. Benedetto il sostegno che offrono alla “rugiada” e ai “giorni” della vita. Benedetta la “pianta” della madre e la sua memoria (Rilke).

Dopo aver parlato del padre (Cosa resta del padre?) e del figlio (Il complesso di Telemaco), con questo libro, lo scrittore e psicanalista Massimo Recalcati affronta il complesso e inesauribile tema della madre. Ho letto questo saggio di 187 pagine in pochi giorni e devo dire che seppure un pò ripetitivo, è un libro interessante che offre svariati spunti di riflessione e di riconoscimento, come madre e come figli. Racconta l’eredità che ogni madre lascia al proprio figlio, delineando in apertura l’importanza delle mani (come cura e accoglimento) e del volto (come specchio e apertura al mondo). Semi e segni con cui la madre trasmette al figlio il senso della vita o toglie/mortifica il senso della vita.

Alcune sottolineature:

“La gravidanza innanzitutto. Non si tratta forse di un’attesa speciale? Attendere che il figlio germogli e venga alla luce del mondo. Ma l’attesa di una madre non assomiglia a nessun’altra attesa. Non è attesa di qualcosa: di un treno o di un anniversario, di un concerto o di un contratto. La maternità è un’esperienza radicale dell’attesa perché mostra come l’attesa non sia mai padrona di ciò che attende. Ogni vera attesa è, infatti, attraversata da un’incognita: non si sa mai cosa o chi si attende, non si sa mai come sarà il tempo della fine dell’attesa. L’attesa scompagina il già conosciuto, il già saputo, il già visto sospendendo ogni nostro ideale di padronanza.”

“Quella della madre non è la semplice attesa di un evento che può accadere nel mondo, ma di qualcosa che, sebbene lei lo porti con sé, dentro di sé, in sé, nel proprio ventre, nelle proprie viscere, appare come un principio di alterità che rende possibile un altro mondo. L’attesa è una figura profondissima della maternità perché rivela che il figlio viene al mondo come una trascendenza incalcolabile, impossibile da anticipare, destinata a modificare il volto del mondo. Accade anche nell’amore, quando attendiamo, quando continuiamo ad attendere chi ci manca, chi amiamo, pur conoscendo bene il suo corpo e il suo nome.”

L’attesa imposta dalla gestazione non è quindi solo un processo fisiologico ma anche mentale: il bambino si nutre del pensiero della madre e dei suoi fantasmi.”

“Ogni madre risponde innanzitutto non al bambino reale, ma a quel che di sé vede fantasmaticamente proiettarsi nel proprio bambino. Se quando guarda la madre il bambino vede se stesso nello sguardo dell’Altro – si vede come la madre lo vede: amabile o meno, desiderabile o meno –, quando una madre guarda il suo bambino vi deposita inconsciamente gran parte della sua storia di figlia.”

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Massimo Recalcati, Le mani della madre, Fantasmi ed eredità del materno, Feltrinelli 2015

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~ di maria pina ciancio su marzo 25, 2016.

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