LIBRI/ Lettere fraterne di Erri De Luca e Izet Sarajlic

“Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesia” (Erri De Luca)

“Le sillabe russe accentate erano un assolo di batteria. Izet andava sui versi di Esenin come un cavallo sulla strada di casa. Sentivo gli zoccoli battere gli accenti, facevo il passeggero trasportato al trotto. Il poema era lungo un buon cammino.
Seduto alla tavola, testa tra le mani, ho saputo che la poesia non va letta con gli occhi da una pagina, ma estratta a memoria dalla voce. E’ teatro che si apparecchia senza palco e luci. Ce la fa da sola e senza applausi e bis”. (Erri, p.6)

“(…) una volta, tanto tempo fa, scrissi che se io, poeta lirico, dovessi per caso dedicarmi alla prosa, condenserei anche Anna Karenina in una ventina di pagine, aggiungendo inoltre: così non ci sarebbe nessuno a buttarsi sotto il treno né alcun andirivieni per la stazione! Ma non soltanto perché io sono un poeta lirico.
(…) Io anche amo i libri con lieto fine. Spero anche che questo nostro libro bosniaco che è il quinto anno che stiamo scrivendo insieme finirà lietamente”. (Izet, p.21)

“Quando c’è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d’ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva. Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesia”. (Erri, p.63)

“Caro Erri, dai smettiamola di rincorrerci con queste lettere sui giornali. Rimandiamo la pubblicazione di questo carteggio, dal momento che l’abbiamo proseguito, a un libro da fare insieme, in futuro. Non piacerebbe forse anche a te che un giorno insieme, come i fratelli Grimm di una favola nostra, diventassimo coautori di un libro? E perché il libro non potrebbe essere essere proprio questo?” (Izet, p.71)

Sono appunti a margine di un libro ricevuto in dono e  che ho letto giorni fa in viaggio per Roma. “Lettere fraterne” è il carteggio inedito tra due scrittori del “sud”, Erri De Luca e il poeta bosniaco Izet Sarajlic (47 anni il primo, 67 il secondo). Un libretto agevole e leggero, su una corrispondenza “poetica” e privata di due amici, un patrimonio immenso di emozioni e informazioni attraverso le quali è possibile seguire questioni pubbliche e private, ma sprattutto vicende storiche di un popolo, come quello bosniaco, lacerato e dilaniato per anni dalla guerra.

(Consigliato agli appasionati di poesia… ma agli amici soprattutto!)

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~ di maria pina ciancio su maggio 13, 2008.

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