Erri De Luca, Izet Sarajlic, Lettere fraterne, Libreria Dante & Descartes, 2007
Ha tutto il fascino del romanzo epistolare questo libretto, Lettere fraterne, dello scrittore napoletano Erri De Luca e del poeta bosniaco Izet Sarajlic. Autentico, vero, immediato. Non un carteggio tra conoscenti e neppure tra amanti, ma tra amici. Amici fraterni che si raccontano e documentano una realtà psicologica e sociale di due paesi in movimento: il sud dell’Italia e la Bosnia della guerra.
Con questo libro, dalla copertina bianca e una foto monocromatica “senza tempo” di un abbraccio fraterno dei due scrittori, mi sono concessa il “diritto” di rileggere e di annotare qualche stralcio dell’espistolario:
<< Quando eri bambino portavi sandali, lo so da una tua poesia. Non so se hai imparato presto anche tu a camminare scalzo, come noi nati sulla costa. Nei vicoli lastricati a pietre lisce, sulle sabbie della risacca, si formava sotto l’arco dl piede la suola adatta a correre sugli scogli. Era una bella sveltezza. Quando si cammina sulla sabbia dove schiuma il mare si capisce presto che per andare bene non devi mettere i piedi nell’orma di chi ti precede, altrimenti sprofondi… (Erri, p.14)
<< (…) una volta, tanto tempo fa, scrissi che se io, poeta lirico, dovessi per caso dedicarmi alla prosa, condenserei anche Anna Karenina in una ventina di pagine, aggiungendo inoltre: così non ci sarebbe nessuno a buttarsi sotto il treno né alcun andirivieni per la stazione! Ma non soltanto perché io sono un poeta lirico.
(…) Io anche amo i libri con lieto fine. Spero anche che questo nostro libro bosniaco che è il quinto anno che stiamo scrivendo insieme finirà lietamente. (Izet, p.21)
<< Quando c’è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d’ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva. Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesia. (Erri, p.63)
<< Caro Erri, dai smettiamola di rincorrerci con queste lettere sui giornali. Rimandiamo la pubblicazione di questo carteggio, dal momento che l’abbiamo proseguito, a un libro da fare insieme, in futuro. Non piacerebbe forse anche a te che un giorno insieme, come i fratelli Grimm di una favola nostra, diventassimo coautori di un libro? E perché il libro non potrebbe essere essere proprio questo? (Izet, p.71)
Sono appunti a margine di un libro ricevuto in regalo, che ho letto nelle ultime settimane del dicembre scorso. Il carteggio inedito tra due scrittori del “sud”, Erri De Luca e il poeta Izet Sarajlic (47 anni il primo, 67 il secondo).
Un libretto agevole e leggero, su una corrispondenza “poetica” e privata di due amici, un patrimonio immenso di emozioni e informazioni attraverso le quali è possibile seguire questioni pubbliche e private, ma soprattutto le vicende storiche di un popolo, come quello bosniaco, lacerato e dilaniato per anni dalla guerra.
(Consigliato agli appassionati di poesia… ma soprattutto agli amici)
[by Maria Pina Ciancio]
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